Polonia discovery: da Trieste al Baltico in moto

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Un viaggio, su una vecchia moto, da Trieste fino al Baltico (e ritorno).

Con la “scusa” del corona virus (in questo momento in cui scrivo è stata dichiarata, dal OMS, la pandemia… incrociamo le dita…)  trovo un pò di tempo per tornare alle vecchie foto, a far ordine nel mio archivio: tempo di vedere e selezionare le foto del viaggio, fatto in agosto 2019, in Polonia, in sella alla mia Honda Transalp del ’90 con più di 200.000 km.

Honda Transalp

La mia compagna di viaggio, la mia Honda Transalp del 1990

La scelta della destinazione (e di fare una vacanzina di 10 giorni) è stata fatta in pochi minuti, con un Google Maps che “impazziva” sullo schermo… Europa Occidentale o Orientale? Orientale… meno cara! .. Grecia, Turchia… no, pochi giorni…. E andar fino al Baltico, per fare un tuffo? … si può fare? … Ungheria, Slovacchia e Polonia, con mete note e meno…. Maribor, Budapest, Zakopane, Cracovia, Varsavia, Danzica… per arrivare al punto più a Nord, sul Baltico, la penisola di Hel… con un ritorno “molto veloce” passando per la Repubblica Ceca e l’Austria.

Il viaggio in Polonia : non farò la deviazione a Bialowieza… niente Bisonti!

Un unica compagna di viaggio, la mia “signora”, una  Honda Transalp che di km ne ha fatti (e spero ne faccia ancora), attrezzata con borse, luci supplementari ecc… caricata come un mulo, con tenda, sacco a pelo e tutto quanto serve per un viaggio in solitaria. L’idea è di viaggiare “in economia“, dormendo in campeggi, qualche hotel e, se capita, “in to the wild“.

Come abbigliamento mi faccio consigliare dal team di Mauro, di MotoCharlie di Trieste: pantaloni rinforzati e un ottimo paio di stivali da moto. Un abbigliamento corretto è fondamentale, sono passato dal diluvio universale al caldo fotonico… sempre pronti a qualsiasi meteo! 🙂

Parto di sabato, al pomeriggio, sotto un diluvio: alla mattina lavoro, come fotografo, per un battesimo… mentre faccio le foto mi chiedo dove arriverò alla sera… un meteo pessimo, ma i giorni che ho a disposizione (causa un matrimonio in settembre) son quelli che sono. La moto è pronta, a casa che mi aspetta. Finisco di lavorare, pranzo, un abbraccio a casa e via, coperto dalla giacca e dai pantaloni impermeabili, con, ovviamente, gli stivali da motociclista.

Diluvia. Ma tanto. Prima sosta a un OMV di Celje (sto percorrendo l’autostrada): un tedesco, al riparo dalla pioggia, sconsolato mi dice “Katastrofe!”, eh si, minchia… dillo a me che sono in moto. Proseguo fino a Maribor dove, fradicio, cerco un hotel. Non trovo nulla di economico (diciamo che ero anche un pò stanco di cercare) e la prima notte mi costa 80 euro. Iniziamo bene.

Prima notte a Maribor, in Slovenia

Maribor… Bella, molto bella!! Da tornaci… il centro storico, la Sava (e la sua ciclabile)…. da tornarci, magari in giornata da Trieste o per un week… o in bici, percorrendo la Ciclabile della Sava, fino alla sua confluenza con il Danubio.

Maribor, in Slovenia

Maribor, in Slovenia

La giornata è bella, finalmente un po di sole. Faccio colazione e qualche video (ho montato la Go Pro sul casco, ma alla fine, di far video, proprio non è nella mia natura… sono un fotografo 🙂 ) per poi partire in direzione di Budapest, con sosta vista Lago Balaton, il lago più grande d’Europa.

Maribor, il centro storico.

Per l’autostrada ungherese è necessario pagare una vignetta: do il mio numero di targa, pago e il gioco è fatto… senza adesivi o altro… passando per l’autostrada viene rilevato il numero di targa e se questa è “abilitata” a passare.

Il Balaton e l’Ungheria.

Ad un certo punto, compare il Lago Balaton! Era la prima “meta importante”… non vedo l’ora di fare una sosta. Ma è domenica, tanta tanta gente…. per gli ungheresi è una meta balneare importante, file interminabili di macchine in autostrada. E poi, più che un lago, mi sembra una palude… la sosta dura veramente poco e torno in sella alla Transalp.

La prossima meta, secondo i miei piani, dovrebbe essere Budapest: ci sono stato in gita alle superiori, quando ancora c’erano i confini…  ho un bellissimo ricordo di questa città, il Bastione dei Pescatori, il Parlamento, i ponti sul Danubio…

Ma il traffico è troppo, si avanza a passo d’uomo. Le macchine, quando vedono arrivare un motociclista, fanno spazio… questa cosa mi sorprende, in Italia non si sposterebbero di un centimetro, anzi…  Decido di cambiare direzione e di puntare alla Slovacchia… vediamo fin dove arrivo.

In Slovacchia, a Banska Bystrica.

Arrivo, alla sera, in Slovacchia, nella bella cittadina di Banska Bystrica. Trovo un hotel economico, parcheggio la moto e torna a diluviare. Ottimo. Faccio un giro nella cittadina e mi mangio una pizza… i prezzi sono molto inferiori ai nostri, una birra da mezzo tipo 2 euro…

Banska Bistrica

Banska Bystrica, in Slovacchia

Domani mi aspetta un bel giro, tra le montagne della Slovacchia e della Polonia, con destinazione a Zakopane, la città montana più nota della Polonia, situata in una valle dei Monti Tatra.

Banska Bystrica

Banska Bystrica

Zakopane, i Monti Tatra e il Morskie Oko

Zakopane, paese tra i monti Tatra, rappresenta la prima tappa in Polonia. Non vedo l’ora di trovare, dopo tutti i km di asfalto, un campeggio per la tenda e di camminare tra i boschi, per raggiungere il lago Morskie Oko, uno dei laghi più amati della Polonia.

Zakopane, in campeggio con la Quick Hiker

La moto mi dà “qualche noia”: mi accorgo che il paramotore supplementare che ho aggiunto prima di partire, per fissare le luci led aggiuntive (che fanno tanto “figo”), si sta staccando.. e, per giunta, il freno anteriore fa dei brutti rumori… pastiglie andate (si, dovevo cambiarle prima di partire, mea culpa!). Ma ci penserò fra due giorni, durante il tragitto verso Cracovia.

Trovo un simpatico campeggio low-cost a Zakopane, monto la tenda Quickhiker (una compatta comprata da Decathlon, una due posti ottima per il trekking, i giri in bici e il mototurismo), che mi ha accompagnato in vari trekking/giri.

Verso il Morskie Oko, il lago più amato della Polonia

Verso il Morskie Oko, il lago più amato della Polonia

Zakopane (raggiungibile anche via treno) è una cittadina molto turistica.. piena di gente…. con la moto vado all’inizio del sentiero del lago (circa 4km di camminata facile) dove è stato creato un grande parcheggio, a pagamento.

C’è tanta, tanta gente… il Morskie Oko è una meta turistica importante della zona (e della Polonia) e la gente non manca.  Tanti, per percorrere i primi km, usano delle “carrozze” trainate dai cavalli che, continuamente, vanno su e giù per la carareccia che porta fino a circa 1km dal lago: poi si prosegue con il sentiero.

Verso il Morskie Oko, il lago più amato della Polonia

Verso il Morskie Oko, il lago più amato della Polonia

Il meteo ovviamente è pessimo e inizia a piovere: una settimana prima una tempesta di fulmini qui nella zona ha causato diversi morti, quindi… meglio muoversi veloci fino al lago.

Arrivo al Morskie Oko, bello, ma con questo meteo e con tutta sta gente perde sicuramente di “poesia”.. mi piacerebbe proseguire l’escursione, per vederlo dall’alto.. ma non è il caso. Ora di tornare indietro, verso Zakopane.

Il Morskie Oko

Il Morskie Oko

Ceno in un ristorante nei pressi del campeggio: mi dimentico il portafoglio in tenda, lascio la reflex in ostaggio per tornare a pagare dopo 10 minuti… che figuraccia!! 🙂 🙂

Da Zakopane a Cracovia

Alla mattina cerco di partire presto ma c’è un piccolo imprevisto: per pagare il tipo del campeggio vuole contanti,  sti benedetti Zloty… perdo due ore per fare un cambio e parto tardi, mi ero abituato troppo bene con la PostePay, che userò per buona parte dei pagamenti durante il viaggio.

Autostrada. Pausa benzina. Autostrada. Pausa benzina. Autostrada…. entro in modalità “viaggio masochistico”, preferisco dedicare più tempo alle mete più importanti, con qualche rara deviazione ogni tanto…

Finalmente arrivo a Cracovia, splendido gioiello della Polonia.

Trovo, rapidamente, un hotel nei pressi del centro storico, doccia e via, non vedo l’ora di camminare e vedere la città, di cui tutti i miei contatti, reali e virtuali, mi han parlato bene.

Cracovia è veramente bella, la piazza Rynek Główny, situata nel cuore del centro storico, è la piazza medioevale più grande d’Europa.  Il Mercato dei Tessuti (con i suoi negozietti dove si possono comprare gioielli d’ambra) e la Basilica di Santa Maria, fanno da riferimento per chi passa per la piazza.

Alla sera, a cena, finalmente assaggio un piatto tipico: i pierogi.

Da Cracovia a Varsavia, passando per il deserto di Bledow

Dopo una riposante notte in hotel mi godo ancora, alla mattina, Cracovia: sarà una lunga tappa per raggiungere Varsavia ma passando per una meta “inusuale”, una sorta di deserto causato dalla azione dell’uomo, il deserto di Bledow.

Per vederlo devo “allungare un pò” il percorso ma è un luogo che mi incuriosisce, fuori dalle mete usuali.

Il deserto di Bledow

Il deserto di Bledow

Il paesaggio è veramente assurdo: tra le foreste di pini compare un area completamente sabbiosa, con le dune: il disboscamento, fatto in passato per consolidare le miniere dell’industria estrattifera (piombo e argento), ha causato la nascita di questa spettrale area, ora parco naturale. Io lo vedo come un interessante monito per quello che stiamo facendo al pianeta.. torno in sella e proseguo.. Varsavia, arrivo!

Ovviamente non ho ancora sistemato i due “problemini” (freni e telaio) della moto… meglio risolverli quanto prima o rischio grosso. Finalmente arrivo a Varsavia e, chiedendo un pò in giro e un pò usando Google Maps, trovo una officina della Honda. In un ora (e per 50 euro) risolvono i vari problemi della mia Transalp… ora di trovare un hotel e di visitare la città.

Varsavia si presenta, di primo impatto, come una città molto moderna, con dei bei palazzi che mi fanno ricordare la città di Milano… ma oltre a questo aspetto moderno c’è tutta la parte della città antica, separata da quella moderna dal fiume Vistola.

Alla sera ho una guida d’eccezione: Kate, una modella con cui ho lavorato che mi fa da guida alla sera… in bella compagnia apprezzo ancora di più la visita alla città 🙂 .

Il giorno dopo (ma senza Kate) continuo a visitare Varsavia, mi piace veramente tanto: sia la parte vecchia, ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che la parte nuova.

Il Palazzo della Cultura e della Scienza è impressionante: con i suoi 237m di altezza per diverso tempo è stato uno degli edifici più alti d’Europa, ora bene tutelato. Con un ascensore si sale fino alla sua estremità da cui, ovviamente, si gode di una vista panoramica assurda.

Mi “innamoro” anche del Vistola: lungo le sue sponde le persone passeggiano, vanno in bici, tanti stanno distesi nel erba a chiacchierare o a prendere il sole. Ecco, Varsavia è una città in cui tornerei (come per Cracovia, del resto) per qualche giorno, per godermela di più.

Danzika e il Baltico

Abbandono, a malincuore, Varsavia e torno in autostrada: direzione Danzika. Torno in modalità “mai fermarsi”, che i km da percorrere sono tanti, 350. Speriamo che la schiena e che le chiappe reggano!

Quando, per la prima volta, vedo il cartello Danzika in autostrada quasi mi commuovo: dai che manca poco! Il Baltico, cacchio, dal Adriatico al Baltico… Passano i km, faccio le varie soste benzina/pausa e, finalmente, Danzika.

Trovo subito un campeggio a circa 10km dalla città, in una zona balneare: non volevo qualcosa di centrale, con l’idea di stare vicino al mare. Monto la tenda e finalmente metto i piedi nel Baltico.

Danzika è molto bella, una città ricca di storia, che merita, come per Varsavia e Cracovia, un viaggio a se, magari per 2/3 giorni, tanto per apprezzarsela bene.  Il viaggio potrebbe finire qui ma, in realtà, non sono arrivato ancora alla meta: la penisola di Hel, che dista a circa un centinaio di km da Danzika.

La penisola di Hel

Sento la stanchezza e il caldo: non vedo l’ora di arrivare a Hel e fare un tuffo nel Baltico.

Hel, purtroppo, è un posto che d’estate chiama frotte di turisti, attratti dalle sue lunghe spiagge: dico purtroppo perchè questo ha portato ad una drastica riduzione delle foche, sempre più rare.

La penisola è strettissima e lunga 35km: crea una grande baia chiamata Baia di Puck.  Non mancano i campeggi e gli hotel: monto la tenda in uno di questi campeggi, posto alla sommità della penisola e, finalmente, vado in spiaggia. Mi preparo per fare un tuffo nelle acque non proprio calde ma… minchia, quante meduse?? Tante tante meduse… non so se orticanti o meno… fatto sta che faccio un bagno molto veloce, per poi tornare a passeggiare nella zona del parco e visitare qualche trincea.

Il porticciolo del paese, con le sue barche da pesca, mi affascina. Visito anche “il ricovero delle foche”, dove alcune povere foche fanno da “ambasciatrici” di quella che era una volta la fauna della zona.

Qualche foto al tramonto e una buona cena…. l’ultimo tramonto polacco.

Un ritorno.. veloce!

Dopo Hel decido che è ora di tornare, il più “veloce” possibile, a Trieste. Ho visto quello che volevo (e anche di più), ma il lavoro chiama. E, cmq, questo tipo di viaggio, in solitaria con la moto, fisicamente stanca.. non ho più venti anni! 🙂

Brno

Brno

Brno

Brno

Il ritorno lo faccio in due giorni, con una notte in tenda in una campagna, dopo Breslavia: praticamente 900 km in giornata…. farò una veloce sosta al Mac di Brno per poi tornare a Trieste, passando per l’Austria e la Slovenia.

Considerazioni finali sul viaggio

E’ stato un bel viaggio (non come quello che ho fatto, 8 anni fa, da Trieste fino a Capo Fisterre in moto… paesaggisticamente completamente diverso… da raccontare 🙂 ) e mi è rimasta la voglia di ritornare a visitare, con più calma, città come Varsavia e  Cracovia, che si meritano il giusto tempo. Da andare anche a Bratislava, che non son riuscito a vedere.

Come prezzi del cibo/dormire sono, generalmente, più conveniente dell’Italia: le tariffe autostradali non sono sicuramente come quelle italiane e la benza costa meno! 🙂

Come attrezzatura fotografica la mia reflex, la D850, con il tuttofare Nikon 28-300mm:  un ottica jolly, che permette di realizzare, a livello di inquadratura, un pò di tutto. Non mi son portato dietro la XT3 della Fujifilm per via della durata delle batterie. Ho fatto vari video con la Gopro, vissata sul casco… devo ancora vederli 🙂

Una parola sulla Transalp: massimo rispetto per la Honda che ha saputo realizzare un carroarmato come questo, veramente. L’ho presa, 8 anni fa, come moto da viaggio e, nei due viaggi “grossi” che ho fatto, non mi ha mai dato problemi… e, se c’erano, erano a causa della mia incuria. Grazie Transalp! 🙂

Questo articolo vuole essere il primo di una serie: se avete fatto viaggi, anche dietro casa, e volete condividerlisul blog .. beh, scrivetemi 🙂

Alla prossima!

 

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davide

Appassionato di viaggi, fotografo per professione, runner, velista... sono innamorato del nostro paese e delle sue bellezze, sia naturali che artistiche.