Trekking

Rifugio Grego e bivacco Stuparich dalla Val Saisera

8 Ottobre 2024 · 3 min di lettura · con video

Il giorno prima ero salito al rifugio Pellarini, con rientro in notturna; la mattina dopo, in Val Saisera, il tempo è incerto come spesso capita in montagna, ma l’aria è fresca, ci sono le nuvolette appese agli alberi ed è un peccato restare in camper a guardare fuori. Così sposto il camper in fondo alla valle e parto per un’escursione che non facevo da una ventina d’anni: il rifugio Grego e, se gambe e tempo lo permettono, il bivacco Stuparich, ai piedi del versante nord dello Jôf di Montasio.

Dal parcheggio al rifugio Grego

Dal parcheggio P1 della Val Saisera si prosegue con il camper fino all’ultimo parcheggio in fondo alla strada (P6), dove c’è la cappelletta Florit e l’area natura “Camoscio”. Accanto alla cappella partono le indicazioni per il rifugio Grego: il cartello dice 50 minuti. La traccia è il sentiero CAI 611, che sale in un bosco misto di faggi, abeti e conifere; in alternativa c’è una comoda carrareccia, percorribile anche in bici e, d’inverno, perfetta con le ciaspole.

Il sentiero è ben segnato e, salendo, la vista si apre sul Mangart. Davanti al rifugio Grego c’è un pannello informativo che aiuta a dare un nome alle cime, a cominciare dallo Jôf di Montasio: il rifugio ha un vero e proprio balcone affacciato sulla valle.

Verso il bivacco Stuparich

Dal rifugio seguo le indicazioni per il bivacco Stuparich. Poco dopo si passa sotto una parete rocciosa: un passaggio scenografico, niente di preoccupante, ma è un punto in cui prestare attenzione. Poi la vista si apre verso il gruppo del Montasio e comincia la salita “vera”: dal bivio con i cartelli (Stuparich mezz’ora) il sentiero diventa ripido e la rampa finale si fa sentire. Lungo il percorso si incontrano i resti dei baraccamenti della Prima guerra mondiale: tutta questa zona è stata teatro di scontri.

Il bivacco Stuparich è bellissimo e ben tenuto: dentro c’è il libro per firmare il passaggio, una sala da pranzo, la zona notte, perfino una torcia LED. Per qualsiasi emergenza qui si trova riparo. Dalle finestre, la vista spazia sugli Jôf di Sompdogna e di Miezegnot. Il panino lo mangio qui, poi faccio partire il drone sulla torre di Palizza: le riprese dall’alto, con le pareti del Montasio, sono la parte più spettacolare del video. Prima o poi voglio tornarci a dormire.

Ritorno e deviazione al laghetto di Sompdogna

La discesa che all’andata mi aveva fatto faticare, al ritorno si fa in un quarto d’ora. Al rifugio Grego ho percorso 9,3 km in 4 ore e 20 minuti, soste comprese, e intanto è uscito un bel sole. Visto che ho ancora un po’ di tempo prima di rientrare a Trieste, faccio una deviazione di mezz’ora lungo la carrareccia che dal Grego porta verso la sella di Sompdogna e la malga: bella faggeta, pascoli, la piramide del Mangart davanti e altri resti di baraccamenti. Il laghetto di Sompdogna è poco più di uno stagno, una piccola torbiera, ma il posto è molto bello. Dal Grego ci si arriva dalla carrareccia oppure dal sentiero che parte subito dietro il rifugio.

Unico rimpianto: non aver pensato di fare un anello, scendendo dal bivacco verso Sompdogna con il sentiero 652.

Altre escursioni in zona: il rifugio Pellarini dalla Val Saisera e, d’inverno, lo sci da fondo in Val Saisera e a Tarvisio.

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