Camper

Capo Nord in camper, capitolo 4: missione compiuta (e il trekking a Knivskjellodden)

29 Maggio 2026 · 3 min di lettura · con video

Quattromila chilometri dopo la partenza da Trieste, ce l’abbiamo fatta: Capo Nord con il camper. Gremo 2, il mio Elnag Doral del 1999 che solo un anno prima era messo davvero male, ci ha portati fin quassù senza un problema. Il Globo è il punto di arrivo più simbolico del viaggio, ma il viaggio ovviamente continua, verso sud, verso le Lofoten e il resto della Norvegia.

Il tunnel sotto il mare e l’isola di Capo Nord

Per arrivare sull’isola di Magerøya, quella di Capo Nord, si passa nel tunnel di Capo Nord: una lunga discesa sotto il mare, qualche chilometro con tantissima acqua sopra la testa, e poi una salita ripidissima per tornare in superficie. Interessante, anzi un po’ inquietante. Arriviamo sull’isola la sera e dormiamo lì; la mattina dopo c’è una giornata splendida (lassù durerà poco) e partiamo per l’ultimo tratto, una ventina di chilometri su una strada lunga e dritta, passando davanti al North Cape Camping.

Il Globo di Capo Nord: bello, ma che trappola per turisti

Siamo stati fortunati: per qualche minuto eravamo da soli sotto il Globo, poi è arrivata la folla. Capo Nord è un posto super turistico: il parcheggio ha una sosta massima di 5 ore e per entrare nel centro visite si pagano 30 euro di biglietto, per poi spendere in souvenir. Osceno, ma si sapeva. L’emozione di essere arrivati, però, è vera: dietro il cappuccio della giacca (fa freddo anche in agosto) c’è un sorriso enorme. E il camper non è esploso: può sempre farlo al ritorno, non si sa mai.

Il trekking verso il vero Capo Nord

Dal Globo si vede in lontananza una penisola più sottile: quello è il vero Capo Nord geografico, Knivskjellodden, il punto più a nord del continente raggiungibile a piedi. Ci si arriva con un trekking di circa 17 km andata e ritorno, che parte da un parcheggio lungo la strada.

Il meteo cambia di continuo: partiamo con il sole e poco dopo grandina, piove, tira vento. Lungo il sentiero c’è parecchia gente. Arriviamo fino alla spiaggia, ma da lì mancano ancora circa 1,5 km e un altro escursionista ci dice che più avanti il sentiero diventa difficile e scivoloso. Decidiamo di rinunciare: sarebbe stato inutile andare a cercare la sfortuna. Purtroppo aveva ragione: sulla via del ritorno arriva l’elicottero della Guardia costiera per un ragazzo italiano di un gruppo organizzato che, scivolando, si era fatto male, e il recupero con il vento è stato complicatissimo. Un motivo in più per tornare un giorno a finire il trekking, con calma.

Il tratto precedente è nel capitolo 3, Rovaniemi e l’Arktikum; tutto il viaggio comincia dal capitolo 1, da Trieste alla Svezia.

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