MTB

Veneto Trail X 2025: 460 km in mountain bike, dalle colline alle Dolomiti

1 Luglio 2025 · 4 min di lettura · con video

Un mesetto di gravel mi aveva rimesso in sesto e, in un momento di follia, ho fatto il certificato medico agonistico. I 49 anni appena compiuti erano un ottimo pretesto per muovermi, e così mi sono iscritto di nuovo al Veneto Trail, che avevo già fatto nel 2021. Stavolta con la mia Trek, regalo dei 40 anni.

Il Veneto Trail è prima di tutto un’avventura, non una gara: non c’è classifica, solo un ordine di arrivo. Si è in gara con se stessi, e l’importante è arrivare interi. I numeri: 460 km (a meno di sbagliare strada, come ho fatto io) e 10.000 metri di dislivello positivo, dalla pianura alle montagne del Veneto e del Trentino. Ognuno gestisce pause e notti come vuole.

Cittadella: briefing e pacco gara

Arrivo a Cittadella con il camper e parcheggio vicinissimo al palasport. Pettorale numero 390, briefing (molto bello il messaggio dell’organizzazione: non c’è fretta, c’è l’opportunità di sentirsi vivi nella natura) e pacco gara: maglietta, borraccia, integratori, fascette, olio per la catena e il “brevetto”, il libretto da timbrare ai tre control point per attestare di aver fatto tutto il percorso. Una birra e a nanna.

Giorno 1: passo San Boldo e la ruota “ballerina”

Partenza dalla piazzetta di Cittadella, con Asolo a destra e il massiccio del Grappa a sinistra, poi il Piave. Il problema non sono le 26 salite, ma il caldo. Dopo 66 km e 4 ore, panino e birra a Tovena, ai piedi del passo San Boldo: 18 tornanti sotto il sole, con le gallerie della “strada dei 100 giorni” che regalano un po’ d’ombra.

Già alla partenza alcuni partecipanti mi avevano detto che la mia ruota posteriore “ballava”. Al primo control point scopro che ho due raggi rotti, sicuramente già da prima di partire, ma non hanno raggi della misura giusta. Farò tutti i 460 km con la ruota ballerina e la paura che si spacchi tutto: un’ottima scusa per andare piano. Dopo Longarone, alle 19:20, mi accampo per la notte verso la Val di Zoldo: da un lato una specie di discarica, dall’altro un panorama spettacolare. Bivy, materassino e noodles cucinati con il fornelletto Fire-Maple.

Giorno 2: Val di Zoldo, Ambrizzola e Senes

Sveglia alle 6:30, tè con due bustine di zucchero e via verso le Dolomiti. In Val di Zoldo, a Palafavera, cappuccino e brioche davanti all’area camper che conosco bene (da qui si fa il giro del Pelmo e si sale al Coldai). Poi il passo Staulanza e la salita dura verso la forcella Ambrizzola, passando per il rifugio Città di Fiume. Dall’altra parte il lago di Federa e il rifugio Palmieri, la discesa su Cortina e la salita infinita, al 18%, verso Malga Ra Stua, secondo control point.

Seconda notte vicino al rifugio Senes, in mezzo alle mucche, con un telaio di fortuna per il bivy (i paletti li avevo lasciati a casa). Panini con speck dal rifugio e risotto liofilizzato al formaggio: alta cucina, con un cielo incredibile. Quando mi chiedono perché faccio queste cose, la risposta è quel cielo: preferisco dormire così, a contatto con la natura, che in rifugio.

Giorno 3: Pederù, Alta Badia e la Marmolada

Discesa al rifugio Pederù e verso San Vigilio di Marebbe, chiacchiere e pizza con un altro partecipante, poi la ciclabile verso San Cassiano e Armentarola e una lunga salita fino ai 2.156 metri del punto più alto della tappa, con la Marmolada davanti. Un errore di traccia mi costa due ore e mezza e parecchio dislivello in più, ma arrivo al lago del terzo control point e la sera a Falcade, dove dopo quattro giorni finalmente mi lavo. Cena: polenta ai funghi porcini (800 ml d’acqua per una persona sono troppi: è diventata anche la colazione).

Giorno 4: passo Brocon e arrivo a Cittadella

Alle 5 del mattino ci sono 13 gradi e la cosa più difficile è infilarsi i vestiti da bici umidi e puzzolenti. Si attacca subito con gli 11 km e 800 metri di dislivello del passo Brocon (1.616 m), poi una foratura in discesa, la via Claudia Augusta verso Castel Tesino, la salita al forte di Cima Campo e una bellissima faggeta. Da lì si scende in Valsugana, sulla ciclabile del Brenta, passando per le grotte di Oliero, e poi 20 km tirati fino a Bassano e Cittadella. Gli ultimi 40 km li ho fatti forte, per me. All’arrivo, sotto le mura di Cittadella, c’è anche il camper ad aspettarmi: Veneto Trail X 2025 finisher. Cena e doccia dopo cinque giorni.

Come l’ho fatto: attrezzatura

  • Bici: MTB Trek X-Caliber, con borsa posteriore Topeak BackLoader da 15 litri e borsa anteriore Topeak FrontLoader da 6 litri.
  • Notte: sempre in bivy con sacco a pelo, dove capitava.
  • Cibo: autonomo con fornelletto Fire-Maple e buste liofilizzate, integratori nell’acqua contro i crampi, più le soste per birra, panini e pizza lungo il percorso.
  • Elettronica: smartphone rugged Ulefone Armor con batteria da oltre 10.000 mAh e smartwatch Amazfit T-Rex 3 per le tracce GPS; riprese con GoPro e Insta360.

Grazie all’organizzazione e a tutte le persone conosciute lungo la strada. Il racconto della prima volta è nel Veneto Trail 2021.

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