Lavori al camper

Cinebasto in camper (e in studio): riscaldarsi con il riscaldatore a gasolio

21 Gennaio 2026 · 3 min di lettura · con video

Mattina di gennaio a Trieste: dentro il camper ci sono 2-3 gradi. È il momento giusto per parlare del cinebasto, il riscaldatore ad aria a gasolio. Ne ho due: uno da 5 kW sul camper e un modello “all in one” della Vevor nel mio studio fotografico, che lavora ormai da due anni.

Perché il cinebasto invece della Truma

Sul camper ho anche la stufa Truma a gas, ma per scaldarmi non la uso praticamente mai. Il cinebasto si accende e via, senza i problemi che a volte dà il riscaldamento a gas: la bombola (in vetroresina) mi serve solo per cucinare e, al limite, per il boiler. Avendo anche il frigo a compressore a 12 V, il gas lo consumo pochissimo.

Come è montato

Il riscaldatore sta in un gavone, sotto un pannello, insieme a quella che chiamo la “centrale termonucleare” del camper: la batteria al litio da 100 Ah, il DC/DC Orion che la carica in marcia, il regolatore MPPT Victron dei pannelli solari e il mantenitore che tiene in carica anche la batteria di avviamento. Il cinebasto è alimentato dalla batteria al litio e prende il gasolio direttamente dal serbatoio del camper. La bocchetta dell’aria calda esce in dinette.

La prova con la termocamera

Accendo alle 10, con 3 gradi dentro e circa 1 fuori, in modalità H3 (il livello 3 di 5 di potenza). Con la termocamera dello smartphone rugged che uso in montagna, la bocchetta segna 43 gradi. La termocamera è utilissima anche per scovare gli spifferi: i punti più freddi sono le giunture, la porta (che ho appena isolato, e per cui mi sono fatto fare una copertura), il pavimento e il bagno, ghiacciato. Dopo 20 minuti dentro ci sono 9 gradi, aiutati anche dal sole che nel frattempo si è alzato.

Di solito uso la potenza 3 solo all’accensione per scaldare in fretta, poi passo a 1. Con -10 o -15 gradi fuori, normali in montagna, l’1 non basta e si sale a 2 o 3. Il limite del mio impianto: non ho canalizzazione, per la posizione del riscaldatore nel gavone, quindi la dinette è calda e il bagno resta freddo. L’idea è aggiungere una ventola in alto sulla parete del bagno che spinga dentro l’aria calda che si accumula sul soffitto, migliorando anche il ricircolo e l’umidità.

Il cinebasto all in one nello studio

Nello studio fotografico ho i termosifoni, ma chi posa per un servizio sta fermo a lungo e l’ambiente deve essere bello caldo. Per questo ho aggiunto un cinebasto all in one: in giardino c’è il riscaldatore con il suo serbatoio, collegato a una batteria con caricabatterie; l’aria dello studio viene aspirata da una griglia, passa nel riscaldatore e rientra calda da una bocchetta vicino all’angolo del caffè. Doveva essere una soluzione temporanea: è temporanea da due anni.

Visti i costi del gasolio, non lo trovo conveniente per riscaldare un ambiente grande, ma per uno piccolo (garage, cantina, roulotte, capanno degli attrezzi, perfino una barca) assolutamente sì. Molto dipende da quanto è isolato l’ambiente, dalla temperatura esterna e da quanti gradi si vogliono guadagnare.

Il cinebasto in camper l’ho messo alla prova sulla neve, nel weekend a Forni di Sopra e in Val Saisera.

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